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La redditività aumenta con l’analisi di bilancio

analisi di bilancio

La redditività aumenta con l’analisi di bilancio

Sapete come riescono molte aziende a migliorare la loro redditività? Scoprono nelle pieghe del loro bilancio quello che non riescono a vedere giorno per giorno: aree, considerate “di rendimento”, sono in realtà una perdita ed altre aree, scarsamente considerate, hanno un’incidenza positiva sul bilancio. Ecco come si individuano.


Fino a poco tempo erano le grandi aziende ad utilizzarla. Ma oggi anche le PMI hanno iniziato a capire che l’aumento della redditività dipende da un’analisi attenta del loro bilancio. In una realtà poco prevedibile come l’attuale è infatti necessario ridefinire in modo creativo il business e scegliere ed individuare le aree prioritarie sulle quali concentrare gli sforzi ed indirizzare energie e risorse. Di qui nasce l’esigenza dell’azienda di conoscere la performance passata ed usare la diagnosi aziendale come piattaforma di lancio per le attività future.
Cosa fa scoprire la performance dell’azienda?

  1. Se è possibile trarre un maggior profitto dall’attività di gestione;
  2. se esistono “sacche di inefficienza” che riducono i margini;
  3. se tutte le scelte operate sono coerenti con obiettivi di profitto;
  4. se le politiche di investimento e di finanziamento sono coerenti;
  5. se è stato raggiunto un giusto volume di ricavi (il c.d. “break even point”) e un margine lordo soddisfacente;
  6. se il grado di ritorno degli investimenti effettuati è soddisfacente;
  7. se l’azienda ha i “fondamentali” allineati con quelli del settore in cui opera e, quindi, in conclusione, serve per sapere se l’azienda può guadagnare di più!

La valutazione della performance offre anche il vantaggio di individuare le aree “critiche” e quelle “di rendimento” della gestione di cui, molto spesso, l’imprenditore non conosce l’incidenza o la potenzialità: assai spesso la verifica aziendale evidenzia dati prima sconosciuti e aiuta a vedere quello che molte volte non si vuole ammettere poiché l’entusiasmo induce spesso a minimizzare i dati non favorevoli o addirittura a non considerarli. E ancora, aiuta a valorizzare quelle aree operative scarsamente considerate ma che, al contrario, realizzano margini di contribuzione influenti per la copertura dei costi generali. La gestione dell’azienda si può pertanto scomporre in quattro sottoaree di gestione, ognuna delle quali assorbe o genera risorse finanziarie e che sarebbe opportuno conoscere ai fini di una corretta gestione finanziaria dell’azienda; infatti una cosa è operare in condizioni tali per cui la gestione corrente è in grado di generare costantemente ed in modo autonomo le risorse monetarie necessarie a sostenere gli investimenti e la remunerazione del capitale investito; altra cosa è ricorrere in modo sistematico a nuovi apporti di capitale dall’esterno.
Lo studio della dinamica finanziaria fornisce risposte a domande quali:

  1. quale è la quantità di risorse monetarie complessivamente movimentata nel corso di un determinato periodo?
  2. Quale è la provenienza e quale la destinazione di queste risorse monetarie?
  3. La gestione nel suo complesso ha generato o assorbito liquidità?
  4. Quale è l’ammontare totale delle risorse generate dalla gestione?
  5. Quali e quante sono le risorse, al contrario, che vengono assorbite dalla gestione?
  6. Quali sono le aree della gestione che producono/assorbono maggiori risorse?

A queste e ad altre domande si risponde tramite l’analisi dei flussi di cassa (cash flow) che è una fonte informativa ben più completa di quella ottenibile dai soli risultati patrimoniali e reddituali poiché i flussi monetari costituiscono valori certi, non inficiati da alcun tipo di stima, congettura o politica di bilancio. I vantaggi che offre lo studio della dinamica finanziaria tramite i flussi di cassa sono riconducibili all’incidenza degli effetti delle operazioni aziendali sulla liquidità, analizzando tutte le operazioni di gestione in termini di entrate ed uscite di cassa per sapere se, alla fine dei conti, la gestione produce o assorbe risorse finanziarie. Spesso accade che il conto economico metta in evidenza situazioni del tutto soddisfacenti dal punto di vista dell’utile conseguito, ma l’imprenditore lamenta crisi di liquidità che impongono eccessivo ricorso al capitale di credito, sottoponendo l’azienda ad un eccessivo rischio finanziario. Inoltre tale analisi consente di individuare la capacità che ha l’impresa di generare il c.d. “autofinanziamento”, cioè la capacità che ha l’azienda di autogenerare le risorse finanziarie di cui necessita. Produrre autofinanziamento significa avere una situazione di parziale o totale autosufficienza finanziaria dell’impresa in rapporto al complessivo fabbisogno finanziario: significa, pertanto, fare meno ricorso al credito, pagare meno oneri finanziari e, in ultima analisi, rendere più efficiente e remunerativa la gestione.

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